Il Burundi reale è diverso dalla caricatura dei Media: Testimonianza di M.L.BONINO

                                                                                                                                                            18/06/2015

Cari amici del Burundi e dei burundesi.

Mi chiamo Maria Laura Bonino e sono appena tornata da quella meravigliosa terra collinosa del Burundi .

Mi permetto di scrivere soprattutto agli operatori umanitari, alle associazioni e ai tanti turisti che, ultimamente, si recano  a vivere intensamente questa terra rossa, che regala tanti sorrisi e colori, piena di umanità.

Ho deciso di scrivere questo messaggio dopo aver ricevuto spesso, da diversi mesi, tante lettere che annunciano un imminente genocidio in Burundi e tante altre falsità che non sto a ripetere per non farvi perdere tempo.

La prima volta che ho messo il piede in Burundi era nel 1988 e ero entusiasta e, allo stesso tempo, avevo  paura di quel mondo lontano, ma la mia giovane età mi ha portato a vivere l’avventura in modo spensierato .Dopo un mese passato a Karusi mi sono innamorata di quella terra e,  per lunghi periodi, sono rimasta là, aiutando diverse associazioni e suore in diverse regioni del Burundi.

Sono stata anche  in Burundi dal 93 al 97, nel periodo più buio della storia burundesi, ho visto cose terribili e credevo che l’amato Burundi non dovesse più riprendersi. Invece, da diversi anni, in Burundi regna la pace e la fratellanza; la ripresa economica e tante infrastrutture come ospedali,scuole, strade e tecniche agricole che hanno permessa questo paese di alzare la testa, al pari degli altri paesi della zona dei grandi laghi.

Cari amici del Burundi, volevo dirvi di prendere con le pinze  ciò che sentite tramite diversi mass media perché la realtà viene storpiata e ingigantita da chi ha il piacere e utilità a far cadere il paese nel caos, per via dei loro interessi personali.

Prima di tutto in Burundi non esiste il problema di etnia,tutti convivono tranquillamente ed ognuno bada ai suoi impegni quotidiani. Infatti, in Burundi, i governi hanno preso la saggia decisione(come raccomandavano gli accordi di pace di Arusha) di mettere in ogni posto del potere sia un tutsi che un Hutu: cosa che, precedentemente era inimmaginabile con i governi di allora. Soprattutto, nell’entroterra, si arrabbiano quando noi, per curiosità chiediamo di spiegarci la differenza tra  un tutsi e un hutu. Loro ci rispondono che non vogliono più queste” stupide differenze” introdotte dagli stranieri, causando massacri atroci e tanta sofferenza.

Di queste differenze etniche  senti spesso parlare dagli stranieri e dai burundesi, che stanno all’estero, che non comprendono che, in Burundi, tira un altro vento leggero e non quel vento putrefatto di morte  del 1972,1988 e 1993.

Il Santo Padre durante un’ Angelus  di poco tempo fa (penso il 12.04.2015) ha detto con coraggio, che il mondo dovrà “avere il coraggio” di ammettere il genocidio commesso contro il popolo Armeno, quello commesso dai  hima (tutsi) contro i burundesi (hutu),…

Cari Associazioni ed operatori umanitarie che in questi giorni avete visto tutte queste immagini forti e che ci hanno fatto tornare in mente gli anni terribili del 94-97;  Vi dico solo che la tensione in questi giorni era in quei 4 quartieri di Bujumbura, quartieri molto famosi per i terribili atti criminali e terroristici come bruciare vivi i malcapitati senza alcun motivo che quello di appartenere all’etnia Hutu, commessi dai ragazzi che si chiamavano Sans Echecs et Sans Défaites ( senza pietà, né fallimento, nell’ammazzare). Questi ragazzi tutsi bruciavano vive le persone,  nei pneumatici quelli dell’altra etnia hutu. Quanti corpi bruciati e mutilati, andavamo a raccogliere, in quei quartieri e a quanti inseguimenti, con le pietre, assistevamo impotenti! Noi bianchi( muzungu) potevamo entrare a raccogliere i cadaveri. Non mi dilungo, su questo capitolo chiuso, e  spero vivamente, anche se, in questi giorni, i manifestanti hanno ripreso le stesse scene, cioè, bruciare vive le persone innocenti.

I manifestanti per ciò che ho potuto vedere sono ragazzi disoccupati e molti sono ragazzi di strada disperati, drogati, senza nessun impiego stabile  e fomentati da qualcuno che ha interessi personali nascosti. Non erano manifestazioni pacifiche (giravano con machete, veri fucili da fuoco, granate e pietre ecc) dato che bruciavano negozi  e case; uccidevano poliziotti intervenuti per sedare queste violenze e  persone capitate li, per caso, e lanciavano le pietre contro le macchine che passavano senza esitare di bruciarle anche… Noi temevamo che queste manifestazioni sfociassero in bagno di sangue dato che negli altri paesi africani le autorità non tollerano quasi mai, fatti del genere . Forse qualcuno sperava che proprio succedesse davvero per avere il pretesto di entrare indisturbato a “SALVARE”.

 Avete mai assistito alle manifestazioni del genere in Rwanda? Sfido chiunque!!!Cosa impensabile!!! Parlo del Rwanda dato che molti messaggi li ho ricevuto soprattutto da associazioni rwandesi  su imminente genocidio  dei tutsi in Burundi. Francamente da quanto ho visto e visto, non credo che il governo attuale in Burundi abbia qualche interesse di uccidere i Tutsi. In Burundi, i tutsi hanno comandato dal 1962 al 1993 nonostante fossero solo il 14% della popolazione e quindi impensabile che ci fossero elezioni democratiche! Ora in Burundi vige la democrazia  e inviterei  moltissimi Burundesi e altre persone a leggere il loro codice costituzionale prima di fare qualsiasi commento riguardo i diritti e i doveri dei cittadini burundesi. Noi qui in Italia abbiamo il nostro codice costituzionale sovrano per le leggi  esterne ( ad esempio prima viene la legge italiana poi quella europea).  Vedere tutto quello che è successo in Burundi sembra che tutto fosse già organizzato, forse da anni, e sostenuto dalla maggior parte della Comunità Internazionale, molti paesi esteri come la Francia, America e Belgio che ora sembrano interessarsi di questo paese. Se mi posso permettere,  chiederei loro dove erano nei  10 anni di guerra quando il Burundi gridava aiuto al mondo intero. Un pretesto per impossessarsi delle ricchezze naturali appena scoperte in Burundi? Entrare indisturbati in Burundi? Per arrivare a cosa di così tanto preziosa?

 Poi parla proprio il Rwanda paese in cui la democrazia, i diritti umani, la libertà di espressione, lo spazio politico…sono inesistenti.  Gli  hutu e tanti altri sono ancora confinati e massacrati, quotidianamente, nelle foreste del Congo sotto gli occhi ed il silenzio di tutti. Ho tanto rispetto per  le associazioni che parlano di integrazioni e di ripresa di convivenza pacifica ma no quelli che cercano ancora di dividere e di avere sempre aiuti economici lucrando sui morti .

Poi la storia degli Imbonerakure ( lungimirante maschi), i giovani affiliati al Partito CNDD-FDD del Presidente NKURUNZIZA, dati per milizie allenati, armati ed assimilati apposta agli INTERAHAMWE per fare gli occhi dolci agli occidentali  che si ricordano ancora le atrocità di questi interahamwe in Rwanda. Invece sono ragazzi e ragazze militanti, come da noi in Italia ogni partito ha la gioventù che milita in politica ed è la stessa cosa. Non sono armati e magari sono molto appariscenti nelle loro corse fragorose in gruppo nella capitale il sabato come tutti con le loro magliette bianche.

Mi sono informata su tutta la storia del Burundi non solo per i 27 anni passati là ma anche per  capire i tanti visi diffidenti, al primo momento che mi circondavano ed essere informato, mi ha aiutato ad entrare nel cuore di tanta gente.

Diffidate di tante bugie, se avete tempo prendetei  libri e leggete. I libri spesso mentono un po’ di meno rispetto a chi, in 10 minuti, fa copia e incolla ciò che ha sentito dire.

Concludo ribadendo che il Burundi è una terra fantastica, che tutto quello che ti circonda è carico di energia e  ti alimenta ; se oggi ho ancora da vivere 20 anni in Europa preferirei vivere solo 10 anni là in quella terra. L’AFRICA HA UN’ IMMENSA RICCHEZZA VITALE E SONO FELICE DI AVERLA VISSUTA.

ACCORDS D’ARUSHA:  LE PRINCIPAL ET L’ACCESSOIRE

Nous sommes en train de vivre au Burundi une contestation, certainement télécommandée, qui a pour objet  une présumée violation des  Accords d’Arusha. Quel était l’objet principal de ces Accords ? C’était un partage du pouvoir entre les HUTU  et les TUTSI (sans oublier les BATWA), vues les tragédies à fond éthnique qui avaient ensanglanté le pays depuis 1960.

Le mandat présidentiel, bien qu’il soit mentionné  dans les articles de l’Accord, constitue seulement un accessoire, parce qu’il ne porte pas préjudice à l’objet principal ci-haut cité. Provoquer une guerre pour un accessoire  montre à suffisance que  ce mandat a été pris comme prétexte, avec justement le dessein  de tuer définitivement ces Accords. C’est l’histoire de deux frères ayant construit ensemble la maison, mais ne réussissent pas à s’entendre sur la couleur de la peinture à mettre sur les murs;  et alors le plus nerveux des deux incendie la maison, pour en construire une tout seul.

En effet,  un petit  noyau extrémiste  TUTSI  (Rukindikiza, Sinduhije, Ninahazwe, et leurs disciples) caressent  l’idée du vieux temps où ils commandaient  en maitres, sans partage.  Ils ne cachent pas leur admiration   envers le voisin du Nord, qui a réussi à écarter  les HUTU de tout, en leur mettant sur le cou le collier du génocide. Ce noyau extrémiste a copié le plan utilisé par le FPR,  et tente de l’appliquer au Burundi. Pour cette raison, il a exploité massivement les medias sur place et  à l’étranger  pour faire de la Jeunesse du CNDD-FDD (imbonerakure) un jumeau des  interahamwe du Rwanda.  Et il suffit de lire leurs écrits, il n’ya pas un jour qu’ils n’invoquent pas l’arrivée de ce genocide qui leur manque tant. Les adhérents à ce petit noyau extrémiste (mimétisés en Société Civile)  avaient invité les medias internationaux à assister au déferlement de ces « coupe gorges » créés de toutes pièces dans leur imagination, mais évidemment  la réalité  n’a pas tenu leur promesse; ils sont repartis bredouilles. Ninahazwe et Cie, en apparence  luttent pour le respect des Accords d’Arusha, mais en fait, ils veulent les enterrer pour de bon.

Par contre une violation  des Accords d’Arusha dont ils ne parlent jamais, parce qu’elle les avantage,  c’est  l’insertion progressive des HUTU dans l’administration, sans provoquer de licenciement des TUTSI  qui occupaient ces postes (une sorte de démobilisation comme à l’armée); les quotas reconnus par les Accords d’Arusha aux HUTU n’ont jamais été atteints.  Naturellement, ce fut un acte de sagesse du gouvernement. Mais le fameux noyau extrémiste dira qu’en ces dix ans passés,  il ne s’est fait rien de bon!

JUMAINE