MAGGY BARANKITSE, DALL’UMANITARIA AL MILITARE

ListenerE’ la decadenza, la caduta di un mito. Marguerite Barankitse, la donna burundese che ha trascinato le folle nell’avventura dell’aiuto umanitario, Marguerite la cui biografia è già pubblicata nel libro « Madre di dieci mila bambini » non ha retto alla crisi politica che attraversa il Burundi. Da verde, ha virato verso il rosso, verso il richiamo della sua etnia, i tutsi. Infatti, come si può anche vedere su youtube, ella non si presenta come burundese, ma dice « Io sono una tutsi ».  Da quando è iniziato un movimento di contestazione politica, dovuto alla interpretazione ambivalente della Costituzione del Burundi, che ha permesso al Presidente Pierre Nkurunziza di farsi eleggere legalmente per un altro mandato,  Marguerite Barankitse ha preso la bandiera davanti ai manifestanti violenti, che hanno ucciso dei civili (di cui uno è stato arso vivo il primo giorno) e dei poliziotti. Ha finanziato l’insurrezione con i soldi erogati dai benefattori per gli orfani. Adesso sta girando il mondo, per raccogliere i soldi per armare una ribellione. Infatti, moltiplica discorsi guerrieri durante i raduni, e minaccia il presidente della Repubblica. Il 27/09/2015, durante una esibizione giudiziaria simbolica chiamata « Tribunal Russel » a Parigi (vedere su youtube), Marguerite ha detto che era « Giovanna d’Arco » e ha intimato al presidente del Burundi di andare via (« dégage », diceva).

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Contestazione contro Marguerite in Canada

In diretta televisiva in Canada, Marguerite ha chiamato il nostro capo dello stato un malato mentale. Gli ascoltatori sono stati sorpresi di sentire parole così lugubre uscire dalla bocca di una « mamma » come si chiama, lei. La comunità burundese del Canada è naturalmente uscita nelle strade per protestare contro di lei.IMG-20151107-WA0018 IMG-20151107-WA0022 IMG-20151107-WA0024

Marguerite Barankitse, Pacifique Nininahazwe e Vital Nshimirimana sono ritenuti i capi della ribellione armata che sta creando il subbuglio nei quattro quartieri della capitale burundese, dove abitano principalmente i tutsi.

 

ANDREA SPINELLI, BELTRAMI FULVIO E I LORO BIDONI DI SPAZZATURA SUL BURUNDI

Ho  letto un articolo di Andrea Spinelli Barile in Africa Express: « Burundi sull’orlo del baratro: si rischia un nuovo genocidio africano » (6/11/2015). E’ un vero « letame » giornalistico. Nella forma e nel contenuto, l’articolo doveva finire nel bidone della spazzatura, ancora che sarà utile nel futuro, per una eventuale querela da parte delle persone ingiustamente accusate di abominio.

Parlando di forma, i nostri due giornalisti (se hanno qualche grado academico), sanno che ogni lavoro scientifico ha bisogno di indicare le fonti, perché il lettore (tutti non siamo casalinghi) possa verificarne l’autenticità. Nel giornalismo, ci sono le testimonianze orali, i documenti scritti, gli spatches delle agenzie di stampa, i reportages del giornalista, dov’è testimone oculare.  Ora, Beltrami e Spinelli hanno costruito tutto su « alcune fonti burundesi ‘degne di fiducia’ « , che significa praticamente sul nulla, o sulla  sabbia mobile. Chiunque può inventarsi queste « fonti degne di fiducia » e distruggere una nazione.  In più, queste « fonti » di cui parla Beltrami sono spesso inattendibili. Un esempio con fonte vera: in un articolo del giornale rwandese IZUBA, del 26/10/2015, la ministra Seraphine Mukantabana, che ha in carica i profughi burundesi , ha messo in guardia questi, perché alcuni di loro hanno mentito; non erano per niente perseguitati, ma sono venuti a registrarsi per potere guadagnarsi l’asilo politico negli Stati Uniti. Per questo, questi finti profughi descrivevano scene apocalittiche che non sono mai esistite in Burundi.  Ho tutta la latitudine di credere che le famose « fonti degne di fede » di Beltrami siano infatti questi cercatori di asilo, che assediano le ambasciate e i consolati europei.  Chi non si ricorda quando agenti dello FPR venuti a farsi curare a Roma, per commuovere l’Italia,  dicevano di essere dei sopravvissuti del genocidio;  che le milizie interahamwe avevano tagliato le teste alla gente e ci avevano giocato a calcio davanti ai loro occhi ? Era nel 1994. Ma i medici hanno scoperto che questi erano soldati feriti in guerra, e la bugia si è sgonfiata.

Mi chiedo perché un giornalista « free lance » come Beltrami si accontenta delle chiacchiere, invece di scendere a Bujumbura  nel cuore dell’azione, come fanno gli altri « free lance ».

Per il contenuto, è un brodo maleodorante e contradditorio.  La tesi (se si può dire così !) è che lo schema rwandese del 1994 si stia riproducendo  in Burundi: Hutu e Tutsi che si scontrano. Si vede che i due « giornalisti » non si siano aggiornati sul Burundi. C’è un buco di 20 anni da colmare. Intanto l’esercito che era monoetnico tutsi è stato mescolato 50-50; il senato 50/50; il Parlamento: 60/40 tra Hutu e Tutsi. L’esercito burundese è autosufficiente; una parte serve a pacificare alcuni paesi in guerra come la Somalia, la Repubblica Centro Africana, la Costa d’Avorio. Il Burundi non ha dei FDLR, una Commissione internazionale ha ispezionato e non li ha trovati. La gioventù del partito CNDD-FDD chiamata « imbonerakure »  è stata calunniata dall’opposizione radicale (per la quale scrive Beltrami e cie); ma nella rivolta dei 4 quartieri di Bujumbura, nessuno ha mai visto un imbonerakure; anzi, sono i giovanni affiliati a questi partitini radicali che hanno bruciato vivo un giovane a Nyakabiga, per dare inizio alle violenze; hanno incendiato macchine e case, hanno lanciato le granate e sparato sui civili e sulle forze dell’ordine.  Naturalmente, la polizia doveva contenere queste bande scatenate, se non Bujumbura non esisterebbe più a questa ora.

Contrariamente alle allegazioni e calunnie da parte di Spinelli, non c’è nessuna autorità che stia reclutando milizie, perché l’esercito basta e fa bene il suo lavoro.

Concordo con l’autore di quest’articolo che i ribelli apparsi in Bujumbura rurale poi sconfitti, e le milizie armate che hanno fatto l’insurrezione in quattro quartieri di Bujumbura appartengo alla FORSC, piattaforma della Società Civile, con a capo Nininahazwe Pacifique e Vital Nshimirimana; occorre aggiungere a loro, Maggy Barankitse, questa donna che ha cominciato nell’umanitario, ma è finita nel militare. Una Società Civile che crea un esercito, comandato da tre tutsi estremisti.

E per concludere, scrivo proprio l’11/11, per mostrare che in Burundi non è accaduta la fine del mondo predetta per il 10 da Spinelli. Tanti nemici del Burundi aspettavano uno spettacolo da gladiatore per saziarsi della visione dei fiumi di sangue, ma non sarà loro concesso. Perché il GENOCIDIO NON CI SARA MAI PIU. Il Burundi ne ha conosciuto più di uno. Quello del 1972, fomentato dai dirigenti tutsi hima, il presidente Michel Micombero e il suo ministro  Simbananiye,  ha portato via tutti gli hutu che sapevano leggere, almeno 300.000. Mio padre è di quelli. Nel 1988, il presidente Hima Pierre Buyoya iniziò il suo potere con il massacro di 50.000 hutu a Ntega-Marangara.  Nel 1993, il primo presidente democraticamente eletto, Melchior Ndadaye, un hutu,  fu assassinato dopo tre mesi di servizio, dall’esercito tutsi di allora. Ne è seguita una guerra fratricida che ha fatto circa 300.000 vittime. Il Burundi ha imparato dal passato. Hutu e Tutsi vivono tranquillamente insieme nei quartieri. E anche nei quartieri rivoltosi, i giovani hutu e i giovani tutsi sbagliano insieme.

Karabona

 

 

 

CNDD-FDD: Le Président de la République prend une mesure de désarmement de la population civile au Burundi, l’ancienne puissance coloniale clame au génocide!

1. En date du 2 novembre 2015, Son Excellence le Président de la République  dans son message à la nation a pris des mesures concrètes pour en finir avec la détention illégale d’armes à feu par la population civile, une mesure par ailleurs salutaire pour le pays et rentrant dans les exigences de la communauté internationale intéressée par la question burundaise. Cette décision n’a pas plu à l’ancienne puissance coloniale qui a immédiatement crié  tout haut que ladite mesure sous forme d’ultimatum lancée aux détenteurs d’armes illégalement envisage de commettre le génocide.

2. Le Parti CNDD-FDD est tristement étonné d’entendre de tels propos sortir des autorités belges juste après la déclaration fantoche de Pancrace Cimpaye affirmant que l’ultimatum donné  aux terroristes de remettre leurs armes aux services publics de l’Etat ne répond qu’à un plan de génocide préparé depuis longtemps par le pouvoir issu du Parti CNDD-FDD. Non seulement cette déclaration est un pur mensonge obsessionnel de l’opposition radicale toujours brandi contre le pouvoir mais encore il constitue un fond de commerce bien pensé par le colonisateur belge et mis en œuvre depuis 2010 pour convaincre sans beaucoup de difficultés l’Union Européenne, l’Union Africaine et même l’Organisation des Nations Unies sans que les unes et les autres n’aient le temps d’y réfléchir et de mener leurs enquêtes sur les allégations diaboliques contre le pouvoir et le Parti CNDD-FDD. Tout ceci pour étouffer le nouveau pouvoir issu des urnes afin de refuser au Peuple Burundais la souveraineté et le droit de se choisir ses propres dirigeants et institutions.

3. Il sied de rappeler que ce n’est pas pour la première fois que le Gouvernement décide de désarmer la population civile détenant illégalement les armes. L’opération pareille a eu lieu en 2010 juste après les élections comme aujourd’hui, lorsque des bandes armées avaient perturbé  la paix et la sécurité dans certaines localités du Pays. Les forces de défense et de sécurité, appuyées par l’administration se sont données corps et âme pour démanteler avec succès ces bandes de malfrats en lapse de temps. Il n’est nul doute qu’il  en sera de même pour le cas d’aujourd’hui ;
4. Les lobbies belges et leurs réseaux de l’UE jouant à fond pour convaincre le reste de la Communauté internationale, des bruits de matraquage de l’opinion nationale, sous régionale et régionale  se font entendre dans leurs différents médias et dans les organisations internationales sous leurs tentacules. Il devient alors l’occasion ultime de Louis Michel de pousser sur l’accélérateur pour lancer à tous des déclarations apocalyptiques de génocide en vue au Burundi dans le seul but de protéger une nébuleuse politicienne que le colonisateur belge finance et arme dans ce petit pays de l’Afrique de l’Est afin de le détruire et d’installer des acquerras sur les rênes du pouvoir à Bujumbura. Cette démarche n’est autre chose que la recolonisation du Burundi et de son peuple ;

5. Au moment où la propagande sur fond de génocide est relancée et réactivée comme en 2014 par l’opposition radicale et ses financiers, un homme est tué, son cœur arraché et mangé par les terroristes dans le quartier de Mutakura ce qui laisse planer une curieuse coïncidence de jeux médiatiques orchestrés par le même commanditaire à savoir les colons belges afin de monter la température et de montrer que le génocide qu’ils ont programmé commence. Du même coup, le fils du Président de l’APRODH est assassiné au moment où il s’apprêtait à aller en Europe ce qui présage d’ores et déjà une relation avec l’assassinat du gendre de Pierre Claver Mbonimpa sous forme de règlement de compte en famille à coup de kalachnikovs. L’on ne peut non plus passer sous silence l’assassinat de neuf personnes dans la soirée du 7 novembre 2015 dans un débit de bière sis en  Commune Muha, Zone Kanyosha oùdes gens ont été abattus par des individus en uniforme policière ce qui ne trompe personne vu le nombre de tenues militaires et des agents de sécurité toujours découvertes par la police dans les mains des terroristes.  Et sans tarder et dans la précipitation, les programmeurs de la déstabilisation du pays se saisissent des micros et stylos pour crier aux tueries organisées par le Parti au pouvoir. Même si la vérité passe par l’escalier et le mensonge par l’ascenseur pour arriver à temps et brouiller les pistes de la vérité , celle- ci finit par arriver et faire fuir le mensonge avec toutes ses constructions si stratégiques soient-elles. Le Parti CNDD-FDD n’a jamais préparé le génocide et n’en préparera jamais puisque son seul souci est la paix, la sécurité pour tous, la réconciliation et le développement. La plupart de ses membres ont souffert du génocide de 1972-73 et des différentes péripéties de massacres  ayant endeuillé le pays, ils ne peuvent accepter de revivre le même calvaire;

6. Le Parti CNDD-FDD félicite le Président de la République d’avoir pris le courage à ses deux mains et de prendre la mesure salutaire si attendue même si certains milieux politico colonisateurs belges ne sont pas contents. En effet il est inconcevable que ces derniers crient au génocide contre leurs ouailles terroristes au lieu d’encourager la population des quartiers visés de rester sur place et de remettre les armes détenues illégalement. Ce comportement de certains milieux belges est une preuve de plus que ce sont eux qui commanditent toutes les atrocités que le peuple burundais subit depuis la colonisation à ce jour ;

7. Pousser la population des quartiers Cibitoke et Mutakura à fuir au lieu de remettre les armes aux services de l’Etat comme demandé par le Commandant Suprême du Pays est une tactique non payante de couvrir le colon belge pour forcer l’histoire à transformer les commissionnaires en une autre partie au conflit dans le but de se soustraire au dialogue inter burundais en vue au Burundi et à la Commission Vérité et Réconciliation en cours dans le pays. Trop c’est trop et chaque chose à son début et sa fin. La Belgique ne peut se cacher indéfiniment derrière  des atrocités commises au Burundi depuis la colonisation en s’appuyant toujours sur des burundais qui ont vendu leur cœur pour déstabiliser leur pays natal ;

8. Comme l’Histoire est têtue, le Peuple Burundais se rappelle comme hier l’exclusion  des représentants de l’ethnie majoritaire de l’administration de notre pays sous le colonisateur Belge. Il se souvient que jusqu’en 1945, il ne restait plus de chef ni de sous-chef ressortissants de l’ethnie majoritaire sous l’administration coloniale belge. De plus il se rappelle clairement que le nez , les pieds, la taille d’une certaine catégorie de la population ont été mesurés pour prouver qu’il existe des gens de race inférieure et ceux de race supérieure dans le pays et que ceux de la race inférieure sont caractérisés comme de grands enfants qui ne savent jamais dire non. Le Peuple Burundais sait encore aujourd’hui que ce sont ces clichés divisionnistes qui animent ces milieux politico coloniaux belges dont Louis Michel. Le Parti CNDD-FDD n’oubliera jamais les mots de ce dernier contre le Mouvement CNDD-FDD à l’époque de la lutte armée où il a osé insulter les membres de ce Mouvement les traitant d’enfants de Caïn qui mourront comme des vauriens, une des raisons qui a fait que le Mouvement CNDD-FDD soit refusé de participer dans les négociations de l’Accord d’Arusha. L’on se souviendra d’autres choses encore et encore ;

9. Le Parti CNDD-FDD considère que les colons qui ont dirigé le pays pendant des années et des années sont partie intégrante de l’histoire du pays et qu’ils doivent répondre de leurs responsabilités dans le vécu Burundais au même titre que les autres citoyens du pays. Pas moyen de se soustraire ni au dialogue inter burundais  ni à la CVR ;

10. Le Parti CNDD-FDD demande avec insistance que les experts militaires déployés par l’Union Africaine au Burundi se rendent sur terrain pour s’assurer du déroulement de l’opération du désarmement de la population civile afin d’éviter la réception de fausses informations livrées par des personnes animées de mauvaise foi, et par après aller démentir  le mensonge des individus qui ternissent l’image du Pays en  clamant au génocide au Burundi ;

11. Le Parti CNDD-FDD termine son propos en remerciant et en félicitant les forces de défense et de sécurité pour leur courage et sacrifice consentis au prix de la paix et de la sécurité. Il les encourage d’aller toujours de l’avant pour asseoir définitivement les conditions de paix et de sécurité voulues pour un développement durable du pays. Il en profite également pour réitérer encore une fois à la communauté nationale et internationale spécialement aux organisations de l’ONU, UE, UA, EAC, CIRGL son attachement aux valeurs de la paix et de la réconciliation et qu’il n’y aura plus de génocide ni de massacre dans le pays comme l’opposition radicale et ses bailleurs de fonds aiment le dire et le chanter à tout bout de champ. Par la même occasion il saisit cette opportunité pour féliciter encore une fois la police nationale burundaise et la FDN d’avoir usé de professionnalisme en matière de désarmement de la population civile qui a débuté depuis le 8 novembre 2015 et qui, d’ores et déjà, a affiché des résultats positifs sous forme d’armes saisies et d’absence totale de violence. Bon courage.

Fait à Bujumbura, le 10 novembre 2015

Honorable Pascal NYABENDA
Président du Parti CNDD-FDD

Communiqué du Gouvernement suite aux interprétations erronées du message à la nation du 02 Novembre 2015 sur le désarmement des civils

A la suite du Message à la Nation de S.E le président de la République en langue nationale le 02 novembre 2015, offrant la dernière chance aux détenteurs illégaux d’armes particulièrement à ceux qui se sont infiltrés dans la population des quartiers objet des derniers actes d’insurrection liés aux élections du mois de juillet, plusieurs réactions se sont faites entendre dans l’opinion nationale et internationale. Ces réactions montrent la mauvaise interprétation du message par l’opinion à cause des spéculations de ceux qui ont voulu déformer délibérément l’intention du Chef de l’Etat.
A cette fin, le Gouvernement du Burundi voudrait apporter les clarifications suivantes :

1. Depuis la clôture des élections et la mise en place des institutions qui en résultent conformément à la Constitution de la République et aux Accords d’Arusha, les acteurs du mouvement insurrectionnel et de la tentative du coup d’Etat du 13 mai 2015 se sont transformés en véritable réseau terroriste, avec des pratiques et des actes jusqu’ici inconnus, notamment l’attaque sur des cibles civiles comme les domaines des religieux.

2. On se souviendra que dans la nuit du 26 au 27 octobre de cette année, un commando venu de CIBITOKE a attaqué à l’armée lourde le couvent de Centre Jeunes Kamenge, abritant la résidence du Président de la Commission Vérité Réconciliation(CVR) Monseigneur Jean Louis NAHIMANA et quatre autres prêtres y résidant qui, heureusement, en sont sortis indemnes. Dans son communiqué du 28 octobre, le Gouvernement a condamné cet acte ignoble et invité la communauté internationale d’en faire autant, sans que malheureusement cet appel soit entendu.

3. La série noire ne s’arrête pas là, l’on citera notamment l’enlèvement des personnes suivi de leur exécution dans des conditions atroces, la décapitation des victimes et la mutilation de leurs organes, comme ces terroristes viennent de signer le forfait à Mutakura dans la même Zone CIBITOKE dans la nuit du 04 au 05 novembre 2015 avec l’assassinat de trois personnes dont un employé d’une compagnie d’assurance du nom de SUNGURA Gabin dont le cœur a été arraché, et une autre personne à qui on a coupé la tête.

4. Cette nuit du 07 au08 novembre 2015, ces terroristes viennent de signer un nouveau forfait avec l’attaque sur un cabaret au quartier Kajiji, en zone Kanyosha de la Commune urbaine de MUHA, faisant 7 personnes tuées sur le champ et 2 autres blessés.

Et toutes ces atrocités ne peuvent se justifier par des mobiles politiques comme une certaine opinion voudrait le faire croire.

5. Depuis le début du mouvement insurrectionnel, le Gouvernement du Burundi n’a cessé de condamner la dérive terroriste que prenait le mouvement et a maintes fois demandé à la Communauté internationale d’exercer une pression suffisante à l’endroit de ceux qui fournissent les armes, encadrent ou financent ces criminels pour qu’ils arrêtent cette entreprise dangereuse qui risquait de donner naissance à un noyau terroriste difficile à contrôler, et c’est le cas actuellement. Il est donc inconcevable qu’aucune voix ne se soit encore levée de la part de la Communauté internationale pour condamner ces atrocités et leurs responsables.

6. Face à cette dérive terroriste des criminels déguisés au départ en manifestants pacifiques pour évoluer au stade criminel malgré l’appel incessant du Gouvernement à l’endroit de la Communauté Internationale depuis le début du mouvement insurrectionnel, il va de soi qu’un Président de la République responsable prenne des décisions que lui confère la Constitution de la République dans sa mission de garant de l’ordre et de la sécurité de tous les citoyens.

7. Le Message à la Nation du 02 novembre 2015 qui, par ailleurs, est sans équivoque sous tous ses aspects, s’imposait. Il s’agit d’un dernier appel, après le délai de grâce accordé aux détenteurs d’armes illégaux par le Décret n° 100/36 du 24 Septembre 2015, portant exemption de poursuites pénales aux détenteurs illégaux d’armes. Cette décision accordait un délai d’un mois à toute personne détentrice illégale d’armes à feu pour les remettre.
C’était également une continuité de la clémence du Chef de l’Etat envers les détenteurs de ces armes parmi lesquels des personnes désabusées ou intimidées, afin qu’ils les remettent d’eux-mêmes sans attendre qu’ils soient exposés aux sanctions pénales, comme la loi l’autorise.
Il ne s’agit donc pas d’un appel à une violence quelconque.

8. Au regard des différentes réactions et déclarations qui ont suivi le message Président de la République à la Nation du 02 novembre 2015, le Gouvernement du Burundi constate que les auteurs de ces réactions ont fait l’objet de manipulations par des milieux politiques hostiles, car aucun passage du message n’augure la moindre violence, encore moins fait appel au génocide dont les Burundais connaissent l’amère expérience depuis l’indépendance de leur pays.
Ceux qui jouent avec le génocide sont ceux-là même qui misent sur une catastrophe nationale pour accéder au pouvoir politique après s’être rendus compte que la voie électorale ne leur offre aucune chance. Et ils n’ont cessé de le clamer tout haut devant la communauté internationale.

9. Le Gouvernement du Burundi voudrait donc tranquilliser l’opinion nationale et internationale que le message du Chef de l’Etat n’est nullement un appel à la persécution de qui que ce soit, mais une mesure visant à restaurer la paix et la sécurité sur tout le territoire national sans qu’il y ait des bastions de criminels constituant une menace pour les citoyens paisibles et honnêtes.

10. Le Gouvernement voudrait rappeler à la Communauté internationale que partout dans le monde où sévissent les groupes terroristes par les prises d’otages comme on y assiste ces derniers temps, le devoir de l’Etat est de protéger les citoyens prioritairement, mais également de tout faire pour libérer les otages des mains des terroristes avec le maximum de précaution et le minimum de casse possible. Et c’est ce qu’a fait le président NKURUNZIZA dans son message mal interprété par une certaine opinion.
Le Gouvernement réitère son engagement à utiliser le maximum de professionnalisme dans le travail annoncé de désarmer les récalcitrants, et tient à rassurer la population des quartiers concernés que tout sera mis en œuvre pour la protéger ainsi que leurs biens.

11. Le Gouvernement invite la population burundaise en général et les habitants de la Capitale Bujumbura en particulier, de refuser et de condamner le retour aux atrocités des années antérieures. Le Gouvernement demande à la population de rester sereine et unie et de se préparer pacifiquement au dialogue inter-Burundais.
Fait à Bujumbura, le 08 novembre 2015

Le Secrétaire Général du Gouvernement
et Porte Parole du Gouvernement
Philippe NZOBONARIB

POURQUOI KAGAME, LE MR « JE M’ENFOUS » PLEURE LES MORTS DU BURUNDI

Jusqu’à présent, Kagame, un des plus grands criminels  de tous les temps, devant l’apocalypse qu’il a déchainé, avait l’habitude de dire avec dédain: « I dont’care », JE M’ENFOUS. Et en effet, le 22 avril 2015, tombait l’anniversaire du massacre de Kibeho, où 8.000 personnes, hommes, enfants, femmes ont été encerclées et mitraillées, jusqu’au dernier. Ils n’étaient pas armés. Les casques bleus australiens qui faisaient leur service auprès des réfugiés ont fini par après dans les hôpitaux psychiatriques, tellement le carnage était d’une férocité d’un autre âge.  Kagame alors, et même vingt ans après, n’a rien dit. Il s’en fout. Et la fameuse communauté Internationale n’a rien dit, ni alors, ni maintenant.  Impunité totale. Kibeho, malgré son horreur documentée, est rien par rapport aux millions de bantous assassinés au Congo, dont le souvenir froid est consigné dans les rapports des Organisations des Nations Unies.

Le 22 avril 1995, l’armée de Kagame massacrait 8.000 civils a Kibeho

Kagame, en begayant d’émotions (rage ? douleur ? déception ?) vient de faire une sortie inattendue: il dénonce les morts de Bujumbura (200 en 6 mois), en imputant leur décès aux gouvernants du Burundi, qu’il qualifie de tous les noms. C’est évidemment un signe de faiblesse de sa part, les plombs de ses nerfs ont sauté. Pourquoi donc lui, pleure -t-il nos morts, lui qui en a envoyé des millions à la tombe ? La seule explication, qui est d’ailleurs un secret de Polichinelle, est que les agents agitateurs rwandais qu’il a envoyés au Burundi ont toujours été cueillis par le service de renseignement burundais. Il financé deux rébellions, en décembre 2014 et en juillet 2015, et l’armée les a anéanties en deux jours. Il a réussi à faire tuer le général Adolphe Nshimirimana, il a raté Prime Niyongabo,et il espérait que l’armée burundaise se divise en deux pour se tirer les uns sur les autres. Il a échoué lamentablement encore une fois.  Il a vendu depuis 2013 aux blancs un spectacle qui s’appelle GENOCIDE qui devait avoir comme théâtre le Burundi, et où lui-même Kagame devait jouer le metteur en scène. Il a déjà fait ses preuves en 1994 au Rwanda  et les blancs aiment le « bis » quand le spectacle a été bon. Mais cette fois-ci, ses acteurs n’ont pas été à la hauteur !

Kagame pleure ses morts au Burundi, qu’il commence à pleurer les siens au Rwanda; les nôtres, nous nous en occupons: nous avons des fontaines de larmes.

 

 

 

 

LA CHAINE CANNIBALE

Au commencement, il y a les commissionnaires: l’Europe qui délègue la Belgique pour  immobiliser la proie, qu’est l’Afrique  des Grands Lacs, riche de tous les minerais, avec de vastes terres inexploitées.

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Ensuite, viennent les sous traitants, comme dans chaque bonne industrie. Ils sont financés pour démolir le pays, neutraliser la proie. En effet, la Belgique a déclaré ouvertement qu’elle ne finacera plus le Burundi, mais les contre pouvoirs. En ce moment, l’Europe a l’embarras du choix, parce qu’un certain nombre de burundais nourrissent un sentiment de rancune contre le gouvernement actuel, non pour le « troisième mandat », mais parce qu’ils espéraient, eux,  monter au pouvoir. C’est le cas de Rufyikiri Gervais, Nininahazwe Pacifique, Sinduhije et autres aspirants, qui se sont agglutinés en deux magmas: Sindumuja pour les tutsi, qui se camouflaient dans les Associations de défense des droits de l’homme et le Cnared pour les hutu, fait d’anciens politiciens (Nyangoma, les frondeurs, anciens présidents).  Ils sont unis par un seul intérêt: empêcher le gouvernement de gouverner. Et après ?

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Marguerite Barankitse, La Vieille Fille Terrible
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Gervais Rufyikiri, qui nourrisait l’ambition de devenir Président en 2015.
Pacifique Nininahazwe, le Commandant des terroristes de Bujumbura

Le troisième groupe est composé d’exécutants. Ce sont les jeunes violents montés par les sous-traitants à pluie de billets de banque (reçus de l’Europe). Leurs encadreurs étaient des Sans Echecs, terroristes de 1993.  Ces jeunes sont manipulés, drogués, armés, puis envoyés comme des projectiles contre la Police et les civils qu’ils tuent et qu’ils brûlent.

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Enfin, les résultats: beaucoup de meurtres dans la population civile, dans l’armée et la police, et au sein des miliciens eux-mêmes; destruction des biens. Et naturellement les commissionnaires se frottent les mains et ils trinquent.

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BELTRAMI FULVIO: UN RAZZISTA PRONTO AD ESPLODERE DI RABBIA

 

Fulvio Beltrami è un uomo che si definisce giornalista, e scrive sul Burundi, nel L’Indro,  con il cuore e gli occhi annebbiati dalla rabbia, a tale punto che probabilmente non sa  neanche ciò che scrive. Le sue notizie sono un remake delle tesi tutsi rwandesi del 1994, la maggiore parte delle quali sono state smentite in questi ultimi 20 anni. Chi vuole onestamente informarsi, può contattare la signora Carla del Ponte, che è stata presidente del Tribunale Penale Internazionale sul Rwanda, o vedere il reportage della BBC su youtube: “Rwanda, the untold story”; oppure leggere i grandi scrittori d’investigazione come Charles Onana (Ces tutsi tueurs dans la tragédie du Congo),  Pierre Péan (Noires fureurs blancs menteurs).  Ma per Beltrami, il tempo si è fermato a quei anni fatidici. Che cosa viene a fare in Burundi il “Hutu power” ruandese, quando gli accordi di Arusha hanno diviso il potere tra le tre etnie (in Burundi abbiamo dei parlamentari e senatori pigmei, in Rwanda no !);  tra gli uomini e le donne (minimo 30% nelle istituzioni), e tra le regioni. Neanche l’Italia fa meglio del Burundi in questo settore.  Beltrami è quasi malato di FDLR, e li vede dappertutto. In ciò che riguarda il Burundi, il governo ha chiesto ad una commissione regionale africana di venire a verificare le allegazioni di Kigali secondo le quali ci sarebbero dei FDLR sul territorio; la commissione ha ispezionato e non ha trovato niente. Mentre, al contrario, dopo le rivelazioni di Al Jazeera sull’arruolamento dei profughi burundesi del campo  di Mahama  in una guerriglia, i paesi della CIRGL (Africa dei Grandi laghi) hanno voluto mandare una commissione di controllo in Rwanda, ma il governo ruandese ha rifiutato di accoglierla. Si sente colpevole.

Beltrami dovrebbe definire ciò che intende per  “partito razzial nazista”; perché il CNDD-FDD nei suoi obbiettivi  e nella sua ideologia  è di sinistra; anzi è  molto  vicino al Partito Democratico. Vuole promuovere il popolo, la parte dimenticata dalle oligarchie precedenti; tanto è vero che ha spinto alla costruzione di più di 10.000 scuole in 10 anni; la scolarizzazione all’elementare è gratuita; il parto e le cure per i bambini fino a 5 anni sono totalmente gratuiti.  Il partito CNDD- FDD sarebbe razzial nazista contro chi ?

Il comunicato del partito  CNDD-FDD che  non piace a Beltrami  è una legittima e libera espressione  di una opinione diversa che andrebbe rispettata. E’ il prezzo da pagare per vivere in democrazia, anche a livello internazionale. Voltaire diceva: « non sono d’accordo con ciò che dici, ma mi batterò perché tu possa dirlo ».  L’Europa ha i suoi interessi, l’Africa anche, il  Burundi pure.  E questi interessi non combaciano sempre. Non è perché il Burundi dice di no all’Europa che questo no diventa una dichiarazione di guerra: sono punti di vista diversi. Quando una donna ti dice di no, non è una dichiarazione di guerra; se insisti, è che la vuoi violentare; merita rispetto.   L’Europa si comporta cortesemente con Kagame del Rwanda  (eppure ha commesso un genocidio in Congo), non vedo per quale motivo la stessa Europa manca di rispetto per il Burundi e i suoi dirigenti. Suppongo che sia proprio a causa del pregiudizio coloniale, innestato sulla teoria dell’ineguaglianza delle razze (che ha condotto in Europa al nazismo e alla shoah). Per i coloni belgi, solo i tutsi erano adatti al governo, e la massa hutu no. E si fa che il Presidente attuale del Burundi è hutu: ciò fa bollire il subconscio dei razzisti europei (Beltrami compreso), i quali si ritrovano ad odiare una persona senza motivo. E’ hutu, dunque è cattivo ! Come chi direbbe, “è siciliano dunque è mafioso” ! Il Presidente Pierre Nkurunziza è una vittima dell’odio razziale:  suo padre è stato assassinato dai tutsi nel genocidio contro gli hutu nel 1972, insieme a 300.000 altri intellettuali.  Eppure ama tutte le etnie.  E Beltrami lo chiama « razzial nazista”. Mi lascia pensare che non consoce la storia del nazismo.

Non so quanto  kirundi Beltrami conosce. Ma il moto spesso ripetuto dal presidente Nkurunziza è “Dukore dusenga, dusenge dukora”, che significa “Ora et labora” (prega e lavora) di  San Benedetto. Gukora vuol dire lavorare, e non  “uccidere” come tenta di farlo credere Beltrami in un altra delle sue velenose pubblicazioni. Immaginate lo scalpore e l’indignazione che sarebbero suscitati in Italia se questo bellissimo primo articolo  della Costituzione che recita “ “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” fosse trasformato da  Beltrami in  “… Repubblica fondata sul genocidio”.

Beltrami è un bugiardo e un rabbioso propagandista. L’unico mio punto interrogativo è di sapere perché lo fa.

Opinion – L’Accord d’Arusha : une panacée definitive  ?

Melchior Mbonimpa, écrivain Burundo-Canadien

Le conflit des interprétations à propos de la légalité d’un troisième mandat a provoqué, entre autres choses, la création d’une vaste coalition de l’opposition, le CNARED (Conseil National pour le Respect de l’Accord d’Arusha et de l’État de Droit au Burundi). Ce nom interminable peut se ramener à la thèse suivante : hors de l’Accord d’Arusha, point d’État de droit au Burundi. Si cette affirmation est soustraite à la discussion, elle se transforme en un dogme, en une « vérité à croire » que personne ne peut relativiser. Et le document de l’Accord d’Arusha devient alors comme un texte sacré, comme « la loi et les prophètes ». Or, même les Écritures sacrées des grandes religions doivent être interprétées et actualisées pour servir au salut des humains dans l’histoire, c’est-à-dire à travers des temps qui changent. Si l’effort de compréhension et d’adaptation est déclaré hors-jeu ou hors-la-loi, si on applique les Écritures à la lettre, la religion devient féroce, meurtrière, et provoque des phénomènes comme le jihadisme armé qui sévit un peu partout dans le monde.

À ma connaissance, aucun pays, sauf le Burundi, n’est régi par un document de cette nature. Les Accords de Lancaster House (Zimbabwe Act) en 1979 constituent le seul précédent qui me vient en tête. Pour mettre fin à la guerre civile dans l’ancienne Rhodésie du Sud, ces accords négociés sous la houlette du chef de la diplomatie britannique d’alors, Lord Peter Carrington, proposaient, au niveau de la représentation au parlement et au sénat, les quotas suivants : le parlement sera constitué de 100 membres dont 20 provenant de la minorité blanche (3% de la population) et 80 de la majorité noire. Le sénat comprendra 40 membres dont 10 de la minorité blanche et 30 de la majorité noire. Ces dispositions seront en vigueur et « non modifiables pendant 7 ans ».

Les Accords de Lancaster House ont également abordé la question foncière. La minorité blanche, s’était emparée de 49% des terres, parmi les plus fertiles, tandis que le reste de la population devait se partages les 51% restants. Les Accords ont figé cette situation en exigeant que des garanties économiques soient accordées aux Blancs (Roddies), notamment en matière foncière. Le document exclut toute expropriation et toute nationalisation généralisée des terres pendant 10 ans. Remarquons en passant que Mandela n’a jamais accepté cette histoire de quotas ou de garanties économiques pour l’Afrique du Sud postapartheid.

Revenons maintenant à l’Accord d’Arusha qui impose des équilibres entre Hutu et Tutsi  dans l’administration publique, dans les forces de défense et de sécurité, dans l’administration communale, au sénat et au niveau de la représentation des femmes dans les institutions. Il n’y a aucun intérêt à comparer les quotas burundais avec ceux du Zimbabwe Act, mais relevons plutôt cette remarquable différence entre les deux documents : les dispositions des Accords de Lancaster House s’appliquaient pour une durée limitée : 7ans pour les équilibres au niveau de la représentation politique et 10 ans pour la question foncière. Mais l’Accord d’Arusha signé en 2000 semble prévu pour une durée illimitée.

Dans un article signé par Violette Tournier en 2014 et intitulé : « Burundi : l’accord d’Arusha en danger, la paix en sursis », on lit : « … quatorze ans plus tard, l’enjeu véritable de la prochaine élection n’est pas seulement la reconduction au pouvoir du président Pierre Nkurunziza, mais la survie de l’Accord d’Arusha. » La phrase souhaite clairement la pérennité de l’Accord d’Arusha, sans justifier une telle sacralisation. Mais rappelons que « quatorze ans», c’est deux fois plus long que les sept ans qu’imposait le Zimbabwe Act pour les quotas raciaux, et c’est quatre ans de plus que le délai de dix ans fixé pour une éventuelle modification des dispositions au niveau de la question foncière.

Certainement, l’Accord d’Arusha valait mieux que la persistance de la zizanie sanglante. C’est aussi évident que la paix avait besoin d’un point de départ, de commencer par quelque part. Mais, parce que ce texte institutionnalise l’inégalité, il aurait dû être considéré dès le départ et par tout le monde comme un « moindre mal » temporaire, provisoire.

Parce que ce document instaure un véritable  état d’exception, il n’est pas raisonnable de lui accorder un statut de panacée définitive. Que l’on soit encore prêt à tuer et à mourir pour tenter d’imposer à tout le monde la soumission inconditionnelle et éternelle à un tel texte, cela peut signifier qu’on n’est même pas parvenu à reconnaître à tout humain le simple titre d’humain. Et cela ne représente que le degré zéro de la démocratie. À l’ordre du jour du « dialogue interburundais inclusif » tant souhaité, devrait figurer, en bonne place, une évaluation honnête et sérieuse de l’Accord d’Arusha.

Par Melchior Mbonimpa