RWANDA E BURUNDI: CERTE BUGIE HANNO GAMBE LUNGHE….20 ANNI

Pierre Péan, scrittore e investigatore  francese a pubblicato nel 2005 un libro scandalo sul Rwanda col titolo «  Noires fureurs blancs menteurs » (Furie nere bianchi bugiardi).  La tela tessuta per decenni dagli hima (sottogruppo dei tutsi molto affamato di potere) in Francia si rinchuse su di lui, accusandolo di essere negazionista e di essere “génocidaire” .  Nel suo libro, diceva che la versione ufficiale  sul genocidio  in Rwanda  era un castello di bugie, e proponeva la sua lettura dei fatti, con prove in mano. Dieci anni dopo, la BBC  strappa il velo nebbioso sul terribile genocidio con il suo reportage: “Rwanda, the untold story” (Rwanda, la storia mai raccontata), dove riprende principalmente  gli argomenti sviluppati da Pierre Péan e da altri eminenti ricercatori e storici, che cioè, il genocidio è stato altamente voluto dai ribelli Tutsi di allora (lo FPR, attualmente al governo), per  dare lo scaccomatto definitivo agli Hutu (85% della popolazione), accusandoli di genocidio; che dal milione di persone uccise, la maggioranza non poteva essere dei tutsi, perché matematicamente impossibile (visti  i censimenti recenti dell’epoca).  Il reportage fece infuriare il regime di Kigali e i suoi sostenitori della tela franco belga.  Ma mancava una figura precisa del bugiardo tipico. Ci ha pensato la giornalista canadese Isabelle Hachey, del quotidiano La Presse, che dopo lunghe investigazione ha disboscato  Francçois Bugingo, giornalista di origine ruandese, impiegato nei media di Montréal  (Canada).  indip1Per 20 anni ha pubblicato    reportage su fatti esteri, volontariamente falsificati o montati di sana pianta. Ci si può solo chiedere che danno immenso ha causato manipolando l’opinione pubblica canadese, anche in relazione al genocido del Rwanda. Era anche Vice Presidente mondiale di Reporters Sans Frontières (RSF,  reporters senza confine), sul quale si appoggiavano spesso i giornalisti del Burundi, per  combattere il governo. Bugingo era membro della Federazione professionale dei giornalisti del Québec, la cui Guida di deontologia dice: “I giornalisti hanno l’obbligo di  assicurarsi della veracità dei fatti che riportano al termine di un rigoroso lavoro di colletta e di verifica delle informazioni”

Bugingo François è stato licenziato dai suoi datori di lavoro e ha riconsegnato la sua tessera da giornalista il 05 giugno 2015.

In Burundi, la nascita di numerosi media era una ricchezza in sé per il paese. Tuttavia i media indipendenti si sono organizzati in un cartello non di informatori, ma di oppositori, contro lo Stato. E’ un fenomeno che non esiste in Occidente. L’unica notizia, era ciò che aveva sbagliato lo stato, nient’altro. Le radio soprattutto, hanno propagato  false notizie che hanno talmente messo in panico la popolazione da indurla a fuggire in paesi vicini. Hanno incoraggiato e sostenuto le manifestazioni, ma non hanno mai condannato i danni che causavano, come l’assassinio dei passanti,  l’incendio delle case  e dei mezzi di trasporto, l’assalto con granate alle forze dell’ordine; anzi esultavano con tono sadico. Nel tumulto del colpo di Stato mancato del 13 maggio, le radio sono state distrutte. Radio Rema FM, che era vicina al governo, è stata la prima ad essere incendiata dagli insorti e dai manifestanti in pieno giorno.  Nelle notti successive sono state distrutte le altre radio, vicine all’opposizione, senza  testimoni.  I manifestanti e l’opposizione stanno chiedendo la riapertura delle radio, la libertà della stampa, con ragione; ma dovrebbero vergognarsi di essere stati loro  a dare il via al vuoto mediatico attuale, incendiando  Radio Rema FM;  la libertà  di stampa è un bene per tutti.

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